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Gli albori di Chiusa Pesio
Quando agli albori dell'XI secolo la Chiusa compare per la prima volta nei documenti ufficiali, grazie alla sua precipua connotazione geografica ha ormai assunto una marcata funzione amministrativa, anche se di fatto appartiene consignori di Morozzo, gestori per conto del vescovo di Asti di una larga fetta del cuneese meridionale.
Ma il piccolo villaggio vanta già una storia millenaria, testimoniata dalla scoperta sul monte Cavanero, a picco sull'abitato, di decine di urne cinerarie databili dalla tarda Età del bronzo alle fase finali dell'Età del ferro che attestano la pratica del rito funebre della cremazione da parte di gruppi umani presenti in forma stabile.
Più scarne e meno attendibili sono invece le attestazioni riguardanti la romanizzazione dell'area, se si eccettuano labili tracce di un castrum a ridosso dei ruderi del castello di Mirabello, e il dissotterramento di alcune monete coniate nel terzo secolo dopo Cristo.
Chiusa, Comune libero
Sant'Antonio sul Paschero
Nel momento in cui la Chiusa si accinge a costituirsi in libero comune, nel 1173 i signori di Morozzo favoriscono la nascita della certosa di Santa Maria in un ambiente particolarmente inospitale, lontano da ogni centro abitato e frequentato da animali feroci come lupi e orsi, mentre attorno al capoluogo la prima comunità cristiana innalza su un colle la magnifica chiesetta di Sant'Andrea, purtroppo diroccata, e successivamente a ridosso dell'abitato l'antica chiesa parrocchiale di sant'Antonino sul Paschero, adattata ad abitazione privata dopo la costruzione della nuova chiesa parrocchiale nel centro del paese nel 1893.
Dopo aver legato il suo destino alle fortune del libero comune di Cuneo, sorto nel 1198, entra a far parte integrante del dominio angioino al di qua delle Alpi, finché la complessa realtà politico-militare del cuneese meridionale nel 1344 lo costringe a sottomettersi ai marchesi di Ceva, dei quali subirà il dominio feudale anche dopo l'avvento dei Savoia. Nel frattempo inizia a combattere la sua secolare, e quasi sempre sterile battaglia contro l'ente certosino, in grado di accumulare una consistente fortuna patrimoniale a danno dei valligiani e nei più redditizi poderi della cintura cuneese.
Chiesa di San Rocco
La Chiesa Campestre di S. Anna
Nonostante le devastanti scorrerie delle compagnie di ventura, le ricorrenti carestie e le storiche pestilenze, la cittadina si espande gradatamente. Ancor oggi sono conservate tracce della sua storia nel fitto impianto urbanistico, a partire dal Recinto, ricetto fortificato da alte mura e torri merlate. Nel cuore del paese ci troviamo di fronte il palazzo del marchese, sede del municipio dal 1930, forse fondato su una base quattrocentesca ampiamente rimaneggiata, che conserva però al suo interno scene dell'Orlando Furioso, dipinte nel 1550 dall'artista saviglianese Pietro Dolce nel quadro di un ampio ciclo pittorico, e poco distante il vecchio edificio comunale con annessa la quattrocentesca torre civica, ove ha sede l'ufficio della Pro Loco. Arte e fede vanno di pari passo: all'interno dell'abitato sono degne di visita le due chiese confraternite della SS. Annunziata e di San Rocco, entrambe ricostruite nel seicento su preesistenti impianti assai antichi, mentre all'esterno si possono raggiungere con brevi passeggiate la chiesa di Sant'Anna, compatrona del paese, e le innumerevoli cappelle campestri. Nel XVII secolo dalle mani dei Ceva il territorio passa ai feudatari Solaro di Moretta, sempre sotto l'alto patronato dei Savoia, della cui politica espansionistica subisce le ripercussioni, spesso negative, come il. tremendo saccheggio operato dalle truppe fianco-spagnole nel 1744.
Da Napoleone ai giorni nostri
La tranquilla operosità della valle, scelta dal governo per l'impianto di una fabbrica di vetri e cristalli assunta ben presto a rinomanza internazionale per la finezza dei manufatti, nel 1800 viene temporaneamente scossa dal turbine napoleonico, ma ben presto un processo di rinnovamento tecnologico investe ogni settore dell'economia locale.
Castello di Mombrisone
Parco Naturale
Pur privo di sbocchi diretti con la Francia e la riviera ligure, il comune sa valorizzare con successo le notevoli potenzialità agricole e zootecniche (castagne, legname, prodotti del sottobosco, latticini, cereali) e artigianali, derivate dallo sfruttamento dell'energia idrica del torrente Pesio (ceramica, fabbriche di stoviglie comuni, filande, falegnamerie, martinetti, mulini).
Uno dei più attivi imprenditori locali, il cavalier Avena, proprietario della vetreria e di un vasto patrimonio fondiario, trasforma
la Certosa abbandonata in un albergo termale di fama europea e in una zona collinare incolta crea dal nulla lo stupendo
castello di Mombrisone.
Il crescente flusso migratorio dalle aree montane, prive di adeguate risorse, e la grande guerra dissanguano il comune, a partire
dalla montagna, quella stessa che nel periodo della resistenza vede operare con successo una sparuta, ma coraggiosa banda partigiana
guidata dal capitano Cosa e che ora rivive nel sacrario partigiano di Certosa e in una mostra documentaria nelle sale del comune.
L'alta valle Pesio oggi è tornata a vivere grazie alla presenza del Parco
naturale.