Chiusa di Pesio

 

Risalendo alla storia delle origini della Valle Pesio si sa che, all’inizio, Chiusa Pesio era un villaggio abbarbicato sul colle Cavanero: sono stati infatti ritrovate delle testimonianze archeologiche risalenti al 1° millennio A. C.

Durante l’epoca delle conquiste romane, Chiusa Pesio trovò molte occasioni di incremento commerciale e sociale trasferendosi sulla sponda sinistra del Pesio.

Terminata la conquista romana, su questa terra si affacciarono i Saraceni, pirati conquistatori destinati a lasciare un’ampia traccia nella tradizione popolare e nella leggenda.

All’inizio del nuovo millennio, Chiusa Pesio compare nei documenti ufficiali come possedimento dei signori di Morozzo e nel XII secolo questi signori favorirono il sorgere di un monastero Certosino nell’Alta Valle.

Nel 1347, dopo essersi legata al Comune di Cuneo, Chiusa Pesio divenne un possedimento dei Marchesi di Ceva, e il Comune, in questo periodo, crebbe economicamente e si circondò di robuste mura.

Nel XVII secolo Chiusa Pesio passò sotto il dominio dei Solaro di Moretta, sotto il patronato dei Savoia; nel 1774 venne saccheggiato dalle truppe francesi e spagnole.

A cavallo del 1800 l’operosità della  Valle venne disturbata dalle truppe napoleoniche.

La Certosa fu spogliata di arredi preziosi e abbandonata a se stessa.

Qualche decennio dopo la Certosa fu trasformata in albergo termale.

Durante la rivoluzione industriale un profondo rinnovamento investì ogni settore dell’economia locale.

Il comune, pur privo di sbocchi diretti con la Francia e la Liguria, vantava una popolazione composta da quasi 8000 persone e valorizzava le notevoli potenzialità agricole, zootecniche e artigianali derivate dallo sfruttamento dell’energia  idrica del Pesio.

Esistevano 4 filande (scese a due all’inizio del 900), una fabbrica di calce, una per l’estrazione del tannino dal castagno e una per la concia delle pelli.

Centro turistico di importanza internazionale era lo stabilimento idrotermale della Certosa dove vi soggiornarono i principi di Savoia, il conte Cavour, il marchese D’Azeglio, lo scrittore Sthendal, il politico Giolitti ed altri insigni personalità.

Il grande flusso migratorio prima e dopo la prima guerra mondiale causò un forte spopolamento e impoverimento della montagna.

Dagli elenchi conservati presso l’archivio comunale di Chiusa Pesio risultano ben 148 i giovani caduti in combattimento al fronte.

I caduti sono ricordati con monumenti e lapidi.

Al fascismo, il comune di Chiusa Pesio riservava un’accoglienza tiepida.

Nelle votazioni i fascisti ottennero pochissimi consensi e forte fu l’opposizione.

Nel 1936-’39 nacquero due istituzioni destinate all’infanzia: l’orfanotrofio femminile e l’istituto A.Mauro.

Durante la seconda guerra mondiale gli uomini della Cuneense vennero inviati in Russia e oltre 70 furono i chiusani scomparsi.

A Chiusa Pesio i tedeschi fecero la loro prima apparizione il 16 settembre ’43.

Con l’arrivo del capitano Cosa iniziò la resistenza partigiana e a lui si unirono molti giovani della Valle.

Finalmente il 25 Aprile ’45 finirono le ostilità in Italia ed anche per Chiusa Pesio iniziò l’opera di ricostruzione.

 

(da “Conoscere la valle Pesio” di Rino Canavese)